wolkoff ha scritto:
Il problema è che per far quadrare i conti devono sfruttare quel target di sopra (v. fan incrollabili, collezionisti, completisti, abitudinari da un ventennio o oltre...), moltiplicando di conseguenza le pubblicazioni... visto che di nuovi cccccioveni lettori manco l'ombra

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Esclusi i crossover random o #bis last minute, stando così l'assetto editoriale,
ogni anno in edicola escono 24 pubblicazioni fisse collegate a DD (12 inediti, 6 OB, 4 CF, 1 Special, 1 Magazine), una media esorbitante di 2 al mese , nonostante il personaggio sia in crisi, come tutto il mondo del fumetto italico in generale (escluso Tex) a livello di vendite medie. Ma senza Dylan gran parte del carrozzone Bonelli andrebbe giù da una rupe, per cui finché c'è da sfornare carta, daje giù de rrroba in quantità.
Sicuramente è così ma io continuo a non essere convinto che il fumetto in generale sia in crisi. Se si vogliono raggiungere i numeri degli anni 90 si, quando era un prodotto per tutti, da edicola, a basso prezzo, popolare, ma se la Bonelli si mettesse in testa che quegli anni sono finiti e che il fumetto come media non ha più quella capacità di catalizzare grandissimi numeri, che ora ha una concorrenza molto più agguerrita e un fascino minore nei confronti della generazione di oggi, che il mercato è cambiato , è diventato di nicchia, con una fascia di lettori decisamente più anziani, potrebbe stabilire una direzione editoriale più precisa e sebbene meno remunerativa rispetto al passato, comunque non disprezzabile perchè la gente di 40/50 anni se ha un lavoro e una situazione stabile qualche soldino in più li spende. Non bisogna escudere i lettori più piccoli, ma inutile puntare sempre su un pubblico giovanile, i ragazzi secondo me oggi leggono poco, pochi fumetti, anche pochi manga , pochi libri, o almeno di meno rispetto a noi che non eravamo bombardati da tantissime altre forme di intrattenimento. Con tutte le eccezioni del caso ovviamente . In generale poi non credo ci sia bisogno di storie più adatte a loro, sono loro che si adattano alle storie. I racconti di Sclavi avevano l'appeal dell'elemento splatter e horror ma poi nelle tematiche avevano un tono adulto, così come Satanik o Kriminal negli anni 60-70.
Tornando al discorso di prima, se si inquadra definitivamente il fumetto come prodotto di nicchia, beh per me oggi gode di discreta salute e ha spesso un'attenzione e anche una sorta di dignità artistica che negli anni 90 si sognava, purchè però non si facciano paragoni. Buttare troppa carne al fuoco pensando che più pubblichi e più hai possibilità di guadagno è una politica che secondo me non paga. Troppe testate riservate al personaggio Dylan, ormai munto fino allo sfinimento e come detto dagli utenti negli ultimi interventi, con una guida sempre più flebile e che avanza senza una direzione precisa un po' a fari spenti. Troppi personaggi che secondo me non hanno più grosso appeal e energie narrative, come il mio adorato Martin Mystere, Nathan Never, poche novità e quelle poche non particolarmente brillanti (vedi Odessa). Se fossi Davide Bonelli mi concentrerei su 4-5 testate e concentrerei tutti gli sforzi su quelle, sul migliorarle o sul tener alto lo standard di pubblicazione e per arrotondare curerei con maggiore attenzione e passione le ristampe e i prodotti da fumetteria/libreria . Invece sfornano troppa roba e a volte in modo troppo superficiale, incappando in sviste, errori, scelte discutibili . Torno a ripetere, secondo me la Bonelli potrebbe campare anche così e abbastanza bene, invece di cercare di rastrellare qualcosa in più con queste operazioni commerciali alla cieca. La Cosmo ci riesce, l'Aurea pure. La Bao e la Coconino, la Lizard, Nicola Pesce, hanno un target ben preciso e campano. La Bonelli deve capire cosa vuole fare, e forse deve ridimensionare le ambizioni in base alle risorse disponibili e al mercato.
wolkoff ha scritto:
Se non disponi di autori talentuosi, di idee valide, di ispirazioni stimolanti, di revisori all'altezza, di oculatezza programmatica, di mestiere comprovato, di priorità credibili... anche pubblicando la metà della roba rischi di toppare alla grande. Per paradosso, con tutte le storie che escono, visto il livello semi-cialtronesco della gestione, per la legge dei grandi numeri prima o poi si incappa (involontariamente?) in una storia buona. Se riduci all'osso le pubblicazioni temo che questa possibilità cali ulteriormente, con al lavoro la gente di sopra.
E' probabile, ma nella Bonelli ci sono anche bravissimi artisti e autori che lavorano con ritmi di lavoro elevati. Peraltro leggendo qualcosina di extra Bonelli, io onestamente non vedo neanche molta più professionalità e cura in altre testate italiane. Lo stesso Samuel Stern secondo me è sullo stesso livello di Dylan Dog, alterna buone storie con altre dimenticabili. La millevoltemeglio publishing del grande Max Bunker ha una gestione editoriale a dir poco amatoriale, lasciamo perdere la Star Comics, la Panini è di un altro pianeta eppure a volte prende qualche decisione discutibile. Insomma diciamo che la Bonelli a livello organizzativo è quanto meno nella media italiana.
Sul rinnovo del parco autori forse sarebbe auspicabile, secondo me servono nomi nuovi, che possano rischiare qualcosa in più, portare qualcosa di nuovo e personale. Ma non è facile.