Ciao Don...
scrivo qualche appunto sul testo che hai scritto tu con un colore diverso
“C’è stato un tempo in cui avevo un nome. C’è stato un tempo in cui avevo un lavoro. C’è stato un tempo in cui ero un uomo [la ripetizione ossessiva richiama goffamente la tagline di qualche film d’azione di quarta categoria tipo Crank o roba simile; incipit debole]
(non mi pare così ripetitivo sono solo tre vignette, suvvia), qualunque cosa questo significhi. Poi le cose sono cambiate. La malattia mi ha cambiato. No, non sto bene. Forse non starò bene mai più. (Segue un passaggio molto efficace sulla risonanza magnetica). Come sono arrivato qui dentro? Quand’è che la mia vita ha cominciato a finire? [lezioso, esagerato]
(probabilmente te lo posso passare però è un albo in cui si esagera volutamente). Credo che il primo segnale sia stata una leggera influenza… mi sono prescritto da solo un paio di aspirine e sono andato avanti con la mia vita. Poi è arrivato il tremore alle mani e la debolezza nelle gambe… ho pensato di aver esagerato con i medicinali e li ho sospesi. A quel punto ho cominciato ad avere problemi alla vista e le vertigini [Troppo dettagliato, andava assolutamente asciugato. Non siamo su Medicina33]
(troppo dettagliato? fammi capire quattro sintomi sono troppo dettaglliati? A sto punto l'incipit di memorie è ugualmente dettagliato dato che usa anche lì diverse battute per dire che è un uomo solo) Mi sentivo malissimo e sarei dovuto andare subito da un dottore. Ma le malattie mi spaventano a morte e, come ogni buon ipocondriaco che si rispetti, i dottori mi spaventano ancora di più! Quando vado da un medico ho sempre paura che scopra che sono affetto da un male incurabile e mortale… è per questo che non ci vado mai… preferisco non sapere. [Questo è uno dei passaggi più goffi in assoluto, troppo “spiegato per filo e per segno”. L’impressione è che la sequenza iniziale sarebbe stata molto più efficace senza tutto questo papiello.]
(soggettivo però ci può stare, dai) Bla bla professor Faber, un luminare della medicina diagnostica [cos’è la medicina diagnostica?]
(in effetti non lo so neanche io) Bla bla, un salto nel buio. Dylan si addormenta e quando si sveglia si ritrova in un reparto da film horror con una infermiera deforme che parla come la comparsa di un videogioco. D’altronde, quand’è che i personaggi di Recchioni non parlano come le comparse di un videogioco? Si tratta di una scelta estetica ben precisa. Una scelta che non mi piace (soggettività), ma è comunque una scelta. Andiamo avanti.
(esatto. E direi che fino a qui è tutta una questione puramente soggettiva)L’incubo e l’ingresso di Vincent sono semplicemente mal scritti. Dialoghi e dida sono contorti (oggettività).
Il sogno cominica a pagina 24 e finisce a pagina 26. Poco dopo a pagina 27 c'è Vincent che parla a Dylan. Dove è la contorsione? L'unica domanda che se fossimo in un ospedale realistico verrebbe da dire sarebbe "da dove compare victor?". Ma non è questo il caso. Il modo in cui Vincent descrive il suo calvario è preciso identico a quello usato da Dylan all’inizio (voluto anche qui? probabilmente. Ma comunque contorto).
Non mi sembrano per nulla simili. Solo quando descrive i sintomi per il rsto parla di come si sente lui da un punto di vista emotivo e con una sequenza di ricordo pag 31 che a me ha colpito molto nella semplicità. L'unica cosa che non mi ha intrippato in quel dialogo è la domanda sui dottori se vogliono realmente sconfiggere le malattie. Detta da MM ha un senso ma dal bimbo un pò meno. Lo stile è didascalico, e richiama alla mente quei raccontini che si trovano in rete scritti da esordienti che per paura di non spiegarsi abbastanza si incartano dilungandosi sulle descrizioni.
A me non sembra anzi non dura molto e non mi pare pesante La scelta delle singole parole denota scarsa attenzione per la fluidità del discorso (“…e magari qualche onorificenza da parte dell’ambiente scientifico…” si poteva rendere meglio). Poi comincia un altro lunghissimo monologo interiore di Dylan, stavolta obiettivamente più ricco di immagini interessanti, più riuscito. Riuscito, se ci dimentichiamo che a parlare è un personaggio che si chiama Dylan Dog, ma è un discorso a parte che è inutile affrontare qui.
Quelle da pagina 35 a pagina 36 sono le mie riflessioni preferiteQuel che voglio dire è che, per quanto banalotto nei contenuti, da un punto di vista tecnico non ha niente che non vada.
Dai banalotto, non esagerare. E' una riflessione interessante. Altrimenti tutto potrebbe essere banalotto.Pg. 53. Arriva Mater Morbi. Dylan la riconosce e naturalmente lei parte subito con le battutone sopra le righe da film anni 80: “Sei un ragazzo sveglio, Dylan…” “Vuoi dire che non avresti voglia di farti un goccetto?” “Non resistermi Dylan, togli il peccato dalle mie labbra”. Arriva il dialogo-capolavoro:
“Ti fidi di me?” (ma perché dovrebbe? Non ha proprio senso)
“No.” (giustamente)
“E fai bene” (brava)
…
“Che cosa vuoi da me?”
“Semplicemente tutto. Sei disposto a darmelo?” (ma perché dovrebbe parte 2)
“Vai al diavolo!”
Queste sono sequenze tipicamente recchioniane. Anche a me non hanno entusiasmato. Le ho prese come un primo gioco tra Dylan e MM. Lei che cerca di ammaliarlo e li che vuole resistere per poi alla fine cedere. Sono d'accordo con te che poteva essere gestita meglio.… (segue una parte del dialogo fra DYD e MM piuttosto efficace. “Io sono la febbre che…” MM si sta ancora presentando. Sarà un presentazione molto lunga ancora, che culmina con la bruttura sull’accanimento terapeutico di pagina 66.) Sorvolo su questa faccenda dell’accanimento terapeutico in quanto troppo coinvolto per ragioni professionali. Comunque il tema poteva e doveva essere espresso con maggiore delicatezza invece di essere sbattuto così in faccia al lettore, almeno in questo punto. Fioccano le metafore, si cita Wittgenstein. La citazione è a proposito, ma non in bocca al ragazzino. La tesi che la malattia ti fa maturare prima è chiarissima ma non mi trova d’accordo (soggettività). Così poi è semplicemente esagerato (oggettività).
PEnsa che invece questa è stata la parte che ho preferito. Rispetto a MDI dove tutto è molto soffiato, detto piano qui è tutto molyo più urlato. Che poi se guardi è la differenza tra i due autori. Per certi casi preferisco Sclavi ma qui non sarebbe stato coerente con il resto del racconto.Pg. 81 “Ehi! Bada a come parli!”
“Cosa c’è… la verità ti ferisce?”
Comincia il balletto della seduzione. Dipingere un’entità astratta come una ragazzina capricciosa è efficiente in questo caso specifico e lo sarebbe ancora di più se MM non parlasse e non si comportasse precisamente come ogni singolo personaggio femminile recchioniano, cioè come una perfetta cretina. La psicanalisi qui mi sembra abbastanza superficiale. E’ chiaro perché MM lasci andare Dylan (tanto non sarà mai libero), non si capisce il perché della scena di sesso, anzi si capisce: se no non aveva senso dare alla madre delle malattie l’aspetto di un troione di periferia. Comunque ricordo che all’epoca gradii molto. DYD è anche tette e culi.
Per far vedere tette e culi!! In realtà credo che sia per simboleggiare l'amore. Spesse volte, o almeno io l'ho sempre creduto, anche Sclavi usa le scene di sesso per far capire l'amore. E anche perchè è il modo migliore per far capire che due persone si amano. Siamo prima de "il cuore degli uomini". Dylan amava ancora
:-)Pg. 94. Arriva un passaggio che avevo rimosso, ma che ora come ora trovo semplicemente indifendibile. “Vincent ha avuto la forza di accettare la sua malattia (ma più che altro era diventato lo schiavetto di Mater Morbi… dove sta la forza?) e di vivere con essa senza sprecare la sua esistenza in una guerra contro il suo stesso corpo.” Non solo contraddice quanto detto poco prima, ma è anche politicamente inaccettabile. Curarsi non è combattere una guerra contro il proprio corpo. E’ un’idea semplicemente sbagliata.
E qui secondo me arriva il pezzo migliore. Da un punto di vista umano lottare contro la malattia è sicuramente qualcosa di positivo. Perchè l'etica o meglio la natura che abbiamo in fondo noi umani è sempre quella di cercare la vita. Ma per un corpo in sofferenza anche lasciarsi andare potrebbe equivalere a una liberazione. Dylan ha scelto di combattere e quindi di soffrire, di stressare il proprio corpo (per vivere successivamente - quindi potrebbe avere fatto la scelta giusta - a posteriori) quindi potrebbe anche essere stata la scelta giusta. Il bambino invece no. Ma la domanda è. Ha preferito "arrendersi" o "evitare di sprecare la sua vita lottando (forse) inutilmente"? Queste sono le riflessioni che mi incutono questo passaggio. Per questo penso anche rispondendo a Dear che sia molto più sibillino e fa riflettere non solo perchè riflette il protagonista.Pg. 96 “Adesso almeno ha trovato la pace”
“Io credo che l’abbia sempre avuta”
Ma cosa? Ma che stai dicendo? Mater Morbi lo aveva plagiato, è chiarissimo dal racconto. A pg 69 Vincent lo libera per finta, gli dà una speranza effimera e poi lo getta in pasto ai tormenti. Quale pace? La pace di che?
Invece per me Vincent lo libera per permettergli di scegliere. Incatenato così non sceglierebbe nulla. Non a caso cita Wittgesnstein dicendo che la cosa peggiore da fare è ribellarsi. E' poi Dylan che vuole scappare e vuole decidere per lui.Finale vabbè, quasi manieristico, come diceva qualcuno tanto tempo fa. Il dibattito etico tra il dottore giovane e quello che sembra Kinsky è interessante (a che serve combattere la malattia? non è solo un rimandare l’inevitabile? Ecc ecc). Sarebbe più interessante se Kinsky non fosse in malafede. La tesi avanzata è che il consorzio medico faccia un vero e proprio patto con la Malattia. Di conseguenza, l’opinione di Kinsky è irrilevante: lui è il villain.
In definitiva: non c’è armonia (oggettività).
Ma i oce la trovo...
L’albo sembra scritto da tre persone diverse che non si sono parlate molto durante il processo creativo. L’opera di un autore esordiente, piena di intuizioni interessanti ma anche piena di difetti tecnici. Non mi pare un esempio di bella scrittura. Un ottimo esordio (soggettività) cui non è seguita una riflessione autentica e quindi una crescita artistica. Tanto è vero che Recchioni scrive ancora così. I personaggi senza una psicologia convincente, il messaggio finale che piomba sul lettore come un macigno, i livelli di lettura predigeriti e sbattuti in faccia, ostentati con l’orgoglio di stare dicendo chissà che. Se dovessi dare un consiglio spassionato a Recchioni, gli direi di migliorare le proprie letture. Un po’ di Bolano, Virginia Woolf, Celine, Franzen.
Su tutto il resto sono idee tue. L'unica cosa su cui concordo sono gli autori che citi.EDIT.
Per quanto riguarda Memorie vorrei poter esprimere un parere articolato ma mi è impossibile. Sfido chiunque a trovare dieci parole di troppo in quell’albo. Inizio a rileggerlo e puntualmente arrivo al personaggio di Aileen e mi commuovo. Una povera crista, umile tra gli umili, che dopo una giornata passata a prenderlo in tutti i sensi possibili si vorrebbe solo fare una dormita, e invece arriva il maniaco. E lei con gli occhi bassi lo fa entrare, accettando anche di fare l’amore con lui pur di potersi riprendere presto quel minimo di tempo libero che ha, quel minimo di libertà che ha. E niente, il tizio l’ammazza. Ed ecco che per me la storia potrebbe anche finire a pagina 12, con l’invisibile che diventa invisibile perché è morta l’unica persona che si sia mai accorta di lui: la prostituta che lui ama perché una volta gli ha sorriso.
Io di memorie invece cambierei due cose che non mi sono mai piaciute ma che sono comunque poco importanti. Che Dylan non senta il cicalino e si chieda cosa sia questo rumore è per me molto stupido. Va bene che non è abituato ad avere cellulari addosso ma così mi sembra troppo dato che c'è in ballo la vita o la morte di una persona. La seconda cosa è più manieristica ed è il modo in cui viene messa in bocca la citazione a Madame Tabita. Adoro la citazione in quanto adoro De Andrè ma mi è sembrata forzata la citazione e il modo in cui gli viene messa in bocca. Ma è una questione puramente soggettiva. Per il resto anche a me piace molto quella parte ma quella che preferisco è Bloch quando scopre che hanno ammazzato la prostituta che lui chiamava Tesoro no amore... è di una dolcezza e tristezza straordinaria!Per Drake: Malattia è gnocca per il fatto semplice che la Malattia è anche attrattiva. Alcune volte, per certe malattie, è più semplice lasciarsi andare a essa perchè garantisce un sollievo dalle sofferenze che si avrebbero se si combattesse contro di essa. Quindi è dipinta bella (e anche un pò troia- in quanto sotto sotto lo è). Almeno è la mia interpretazione.