AndreaBerga ha scritto:
Ultimamente, ci si domanda allora se forse non sia Dylan ad essere cambiato nel corso degli anni e delle gestioni ma siano gli utenti stessi (forse a causa degli anni e delle gestioni

) ad aver modificato radicalmente il loro modo di leggere, interpretare e valorizzare gli aspetti delle ultime prove diventando, alcuni, troppo indisposti verso il nuovo corso, i cambiamenti, le innovazioni e dimenticando atteggiamenti e, perchè no, contraddizioni già riscontrate nel passato recente e remoto del nostro indagatore.
Oppure la colpa è delle storie che, sebbene sempre e comunque scritte con mestiere, non riescono però come quelle passate ad appassionare e a relegare quindi a piccoli dettagli certe "stecche caratteriali" del personaggio?
Dico la mia sulla domanda iniziale. Dal mio punto di vista Dylan Dog non è mai stato un personaggio "unico" e sempre coerente con sé stesso, monolitico e fisso. Giocoforza quando un personaggio così complesso viene trattato da molti autori diversi, si incappa in incoerenze, autocontraddizioni etc. che però non guastano se motivate bene e profondamente nelle storie: si tratta di elementi che possono arricchire lo spessore psicologico del personaggio (e il realismo: siamo tutti un po' incoerenti!) laddove lo stile, l'atmosfera generale e la qualità rimangono alte. Insomma uno, nessuno e centomila, anche per Dylan Dog.
Il problema è che qualcosa deve rimanere costante, e in una serie (che sia a fumetti, tv, romanzi etc.) secondo me dev'essere lo stile peculiare e l'atmosfera, i tratti caratteristici, la qualità. Nel tempo è la qualità delle storie che è soprattutto scesa. Come ho già scritto altrove, mancano anzitutto buone storie. Storie narrate bene, senza forzature e spiegoni, che sappiano divertire, tenere incollati alle pagine, commuovere. Se non c'è questo, qualsiasi capitombolo si voglia inventare non potrà funzionare.
E poi, specialmente nei casi in cui il personaggio principale resta lo stesso, deve mantenere appunto un certo genere narrativo (in questo caso l'horror), un'atmosfera (inquietudine, surrealtà, ma anche ironia, lirismo, e quell'inconfondibile idealismo mischiato a cinismo che è forse il tratto più specifico di Sclavi-DyD), e alcuni tratti caratteristici, "marchi di fabbrica" che fanno distinguere un universo narrativo dagli altri (nel nostro caso erano Groucho, Bloch, Jenkins, certe idiosincrasie di Dylan, etc.etc.).
E' inevitabile che siano cambiati anche "gli utenti". Chi leggeva DyD nei primi anni allora era un bambino, ora ha 30-40 anni. Inevitabile che sia cambiato lo sguardo. Tuttavia, non significa che debba essere cambiato in senso di "stravolto", cioè totale cambio di direzione, se prima guardava lì, ora guarda all'opposto. Lo sguardo può essere rimasto intimamente lo stesso o quasi, ma magari si è affinato lo spirito critico, oppure si è ampliato l'orizzonte di generi e temi che si gradiscono, o forse si è ristretto!, può essere che ci facciano ridere e ci impressionino cose diverse... però alcune costanti rimangono, ad esempio il fatto che quando acquisto un Dylan Dog, generalmente mi aspetto almeno una buona storia horror, con una certa atmosfera, e alcuni marchi di fabbrica. Da troppo tempo manca l'horror, mancano le buone storie, e ultimamente stanno togliendo e cambiando anche i marchi di fabbrica. Probabilmente, come ho scritto altrove, puntano ad altri "targets", a nuovi lettori con aspettative diverse e anche però più basse. Auguro alla Bonelli che ci riescano, ma penso che smetterò di leggere DyD.