Anche se il
1 Aprile è passato da un pezzo, forse sono in vena di scherzi ittici da salmone, e per una volta mi va di sbracciarmi controcorrente rispetto all'andazzo generale... almeno per quanto riguarda i forumisti storici, visto che la maggioranza invece si sta orientando sul 7 ed
anche io ho votato 7 come giudizio complessivo, perché il "prodotto" nel suo insieme mi è piaciuto parecchio, in gran parte grazie al soggetto ed ai disegni, ma anche il resto non è tutto da buttare.
Mi è sembrata una Baraldi più contenuta e limata rispetto alle storiacce precedenti, che vuole produrre un Dylan classico vecchio stile - v. omaggi a gogo - senza troppe pretese, ma tenendo sul filo dell'inquietudine il lettore. Certo, c'è ancora molto da lavorare a livello di sceneggiatura, ma ho notato un bel passo in avanti rispetto alla prima bozza pienamente dylaniata di sua fattura che fu
La Mano Sbagliata. Altre cose come
Gli anni selvaggi o quella ciofeca del CF non le considero proprio, sperando che di notte venga a trovarmi qualche goblin sotto il cuscino per dirmi che erano tutti brutti sogni...dell'edicolante

.
SPOILER SPOILER SPOILER Lato grafico
9-Parto dalla
copertina: la guardo e riguardo di continuo da quando è sul comodino e spero possa condizionare le mie ispirazioni notturne. Strepitosa; l'effetto decadente e grottesco è reso benissimo, e sembra quasi di calarsi in una storia/trip di Celoni.
Disegni con Roi in gran spolvero, a mio vedere. E' tornato a disegnare Dylan con una sana voglia e si vede, rispetto alla prove opache del periodo gualdoniano. Forse si è fatto un po' più realistico come contesto, ma il lavoro di
Ut ha dato i suoi frutti come re-indirizzamento dello stile (v. galleria nel labirinto degli specchi, p.82). Magistrali i visi-maschere tagliate dalle ombre di p.34, o l'urlo contratto vecchiascuola di Domitilla (p.73.vi).
Del soggetto ho anche parlato troppo in altra sede (v. sopra o pagina precedente), e ripeto come mi sia sembrato complesso ed in palla, nel suscitare l'incubo ed intrecciare tematiche delicate...oltre che meta-narrative, come il piacere di terrorizzare, e l'impatto formativo delle fiabe a sfondo crudele. Passo quindi alle dolenti note, che riguardano quasi tutte la sceneggiatura, me non rovinano troppo l'albo di per sé.
La storia è divisa in tre tronconi piuttosto evidenti, a livello di sequenze: inizio della vicenda con efferatezze varie (pp.5-39); dibattito retorico+assalto durante la riunione (pp.40-67); resa dei conti a Fearland (pp.68-98). Può sembrare un po' rigido, ma la storia fluisce senza intoppi...anche se la parte investigativa non è certo il pezzo forte, e la sequenza centrale si perde troppo in vignette a vuoto e ricami posticci. Per i dialoghi temevo peggio, ma forse è merito della revisione.
Non so voi, ma io ho notato - con qualche piacere, ovvio - un certo chiaverottismo di rimando in tutto l'albo. Passino gli scompensi metrici e di prosodia della filastrocca un po' goffa in sé, ma mi sembra che alcuni pezzi siano proprio un calco in omaggio alle canzoncine di/per
Mana Cerace nel #68 - v. "
la notte scura, la notte dell'uomo che fa paura... uno, due, tre, a morire tocca a te". Inoltre vediamo Dylan davanti ad una scacchiera nel mezzo del nulla (#66, anche qui Roi), un racconto incorniciato nel racconto (#49, sempre Roi), un luna park spettrale abbandonato (#118 e #142), oltre a dei tipi che scrivono
FEAR su un muro (#47)...magari con lo spray rosso sangue. Claudione approverà?
Non mi è andata tanto giù la tempistica con cui si è realizzata la vita/morte/miracolamenti di Markus, che dice di conoscere Dylan
da una vita - ma che bisogno c'è di rimpastare ogni volta il passato di Dylan, inserendoci dei pezzi apocrifi, non bastava non specificare da quanto si conoscessero? - e poi ritarda lo spiegone per fascicoli con il solito insopportabile vecchio imbecillemente saggio che nessuno ha voglia di ascoltare. Ricordo già come nella prima recensione qui sopra -
Uno sconosciuto sulla strada - tanti anni fa, me la presi con Ruju perché il vecchiardo fantasma ci metteva otto round per spiegare l'origine delle vicende, e tutti a boccalonarci sopra in attesa di dritte a spizzichi.
Sono passati tanti anni, ma le fesserie di

vedo che non hanno fatto scuola.
Groucho ridotto a molestatore via whatsapp è un sintomo dell'orrida sciagurataggine mediatica di questi tempi, o più semplicemente dell'orrida considerazione di lui che hanno gli attuali autori. Fate vobis...
La Baraldi dovrebbe mettersi d'accordo con la recente
Barbato (o Pete Brennan) perché tira fuori un altro ennesimo pseudo-amico immaginario di Dylan, tale Jack (p.30), che in realtà non risulta esistito da nessuna parte, se non nelle sue fantasie... dell'autrice, intendo
Come detto la parte centrale è quella più irritante in sé, anche se il discorso dello sparo in aria di Rania alla fine potrebbe essere secondario, visto che magari la pistola poteva essere caricata a salve, modalità scacciadogs. Ed infatti in modo inqualificabile il Dog scappa in lungo in largo, ignorando le motivazioni di Markus - emmenomale che gli era solleticato il 5°senso&mezzo, poco prima - per andare a fare il lumacone imboscato nel bujo con Domitilla. Una favola...
Domitilla tra l'altro è un personaggio partito bene ma che finisce per fare figure idiote a raffica, rannicchiata per paura degli stessi bambini che dovrebbe curare, o che lascia trapelare la sua fobie per gli specchi, salvo salvarsi dietro il paravento salvatore di un bacetto col suo boy: ad una così al massimo un carretto di gelati farai portare, a livello di interazione con l'infanzia. Ancora peggio
Rania, che in tutta la sua calma olimpionica, sennesce con un discorsone esaltato e titanicamente idealista sul valore dell'infanzia citando Shaw, le tenebre, la luce, come un'integralista fanatica travestita da sbirra.
E dopo i bambini che intonano i
Garbage e la solita citazione riciclata dalla
discarica-per tutte le stagioni-
Shakespeare (p.92.ii) vi lascio pure con un pajo di citazioni in topic da
G.B. Shaw, sperando che abbiate appreso la lezione, da bravi bambini feroci...ma poi tutti a nanna
ALOHA QUOTE:
Ciò che vogliamo vedere è il bambino in cerca della conoscenza, e non la conoscenza in cerca del bambinoChe diventi una regola non dare ad un bambino un libro che tu stesso non leggeresti