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Come temevo non sono stato smentito dai fatti rispetto all'andazzo di quanto da me descritto nella pagina precedente... anzi, mi sembra anche il downgrade delle aspettative sia necessariamente ri-quotato in perdita ulteriore dato che
Aleksandr ha scritto:
come ben detto da Wolkoff, non basta una bella idea per fare una bella storia, non basta nemmeno un buon soggetto.
...
,mentre qua di FATTO non intravedo NESSUN'IDEA in mezzacroce (chiodata?), né un soggetto degno di questo nome. La sceneggiatura potrebbe andare anche bene per metà albo - solito inizio illusorio, da migiocotuttosubito e poi chissenefotte

- ma in pratica da p.51 in poi si perde tutto nella solita sbrodolata finto-intimista da full immersion nel disagiato di turno, senza che accada nulla, senza mostrare un abbozzo di trama, ma sfoggiando in grande stile (implicito) la povertà di una struttura iper-carente, di un
core/nucleo della storia in sé che non sussiste di nulla, tranne qualche frase fatta, qualche psuedo-lezione di vita psicoanalitica, qualche metafora del bujo interiore fatto di luoghi oscuri, e poco altro.
Delle (ultime)
P&M riviste in salsa meno gotica o stilizzata, ma sempre là stamo.
Molto deluso: aspettavo
Sicchio al varco su una lunga tutta sua, e devo dire che per la metà sono secchiate di pernacchie da parte mia. Peccato, forse non è un (come altri, ahinoi) autore capace di impostare 94pp di narrazione, campicchiando di siparietti, seghe mentali dei protagonisti, incubi di quietanza sociale, astrazioni sterili che divengono personificazioni spinte, e pochissimo altro per sbarcare le 94 tavole in questione. Se non altro si mantiene sul vago, ma questo non so se è un merito, o un'ulteriore dimostrazione di questa mancanza di idee, qui cronicizzata o ormai cronostoricizzata sulle testate DD.
Ovviamente se ho dato la sufficienza a chi sa scrivere storie (anche se non eccezionali) come l'ultimo Ambrosini...
... qua non si arriva nel complesso oltre il
5 a mio vedere come voto.
S ⁂ P⁂ O ⁂ I ⁂ L ⁂ E ⁂ R Copertina: concept carino, ma dimenticabilissimo dopo un nanosecondo. E quell'espressione da cane bastonato "profondo" di Dog anche no, eh.
Disegni: come già detto
Torti non era l'ideale per una storia ambientata in una fabbrica, tra lamiere, tubi, fumi, etc... con quel suo ipertratteggio delicatino e quei volti buffi se non buffoneschi (v. colleghi di Trevor in fabbrica ).
Beth non sembra una donna (di proposito?), i suoi mostracchi non mi piacciono (compresa la grande-antica mater, p.35), però il suo lavoro complessivamente funziona quando gli interni della fabbrica passano in secondo piano, prevalgono nebbia o luoghi metaforici, e quando si disgrega sempre più l'incubo di Trevor in cui s'immergerà Dylan, specie negli sfaldamenti ceralaccosi dei personaggi (v. pp.55, 62, 71, etc).
[...]
Sulla storia in sé, per quanto banale e stravisto, lo starting point tiene bene: solito Maggiolone disperso nella nebbia che si rompe, telefoni con non prendono, villaggio disperso in cui perdersi, in questo caso post-industriale à la
Resident Evil... però la coordinate stuzzicano come intro, Dylan e Groucho INIZIALMENTE si muovono/si confrontano in modo appropriato, e anche la voce fuori campo di Trevor sussurra inquietudine cotta al punto giusto (pp. 30-37), per quanto cominci
già da qui a straparlarsi addosso troppo. Carine le scenette di Bloch col poliziotto pivello di provincia.
Le cose buone finiscono qui per me 
.
Da p.51 si rivela da sé la
consistenza inane e stucchevole della storia, in cui da lì in avanti non succede più nulla a conti fatti, a parte la full immersion di Dylan nella magica pozzanghera "dei desideri", malgestita dal bullizzato-complessato di turno, in questo caso l'operajo Mr Trevor Mills.
Temevo si trattasse di una parabola para-sociale sulle morti bianche, invece il caro Trevor in questa parte non fa altro che dilagare in una pseudo-confessione confusa e biascicata di rimorsi volitivi e paure varie, non corrisposti dalla portata effettiva degli eventi rappresentati/impliciti, mentre lui sembra regnare impotente su un trono di tubi in una meta-dimensione che avvolge i nostri per generarci nuovi (?) mostri

.
Il simbolismo della corona di spine o del doppio biondiccio di Groucho l'avrei evitato sinceramente. Quello dello specchio può andarmi anche bene, ma alla conclusione dei fatti risulta solo un pretesto per sdoppiare (again!

) lo stesso baffuto onde sparare la battuta ad effetto (p.92) da commiato toccante, senza contare che non si capisce bene come lui si manifesti su due piani dimensionali - quello dell'incubo, e quello in casa della vecchia Ruth nella realtà as far as we know it - mentre Dylan da questo secondo contesto scompare, scatenando l'apprensione di Bloch, etc. Forse il Groucho che vediamo nella fabbrica/sala del trono è un'emanazione indiretta della coscienza della pozzanghera che vuole giocare all'amicone con Dylan?
Muah... come sia e sia... trovo ormai urticante quest'ossessione di molti recenti autori dylaniati di rifilarci l'ennesimo siparietto iperglicemico cuorecuore tra Dylan e Groucho che si sostengono a vicenda, bisticciano come Casa Vianello, tevojobenema: non a caso la
parte peggiore dell'albo è la sequenza (pp.64-67)
in cui Groucho contesta in modo pedissequo - Sclavi, perdonali -
la metodologia professionale di Dylan nel suo confrontarsi irrealistico con l'incubo, al pro di buttarsi assieme nella pozza perché [cit.] "
siete una squadra". Diabete Disney aggratise

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Ah... e comunque "
persona", visto che viene sottolineato, deriva dal greco
πρóσωπον che significa "maschera" in senso non solo teatrale, ma di rappresentazione fittizia di sé anche in generale.
Male, molto male, sino al limite del pretestuoso epigrafico, anche le frasoni-fatte buttate là untantoarkilo da profeti dei salotti santonizzati (p.65 "
Io vivo con l'orrore. So come convivere con le tenebre e arrivare alla luce"; p.81 "
cosa significa la parola 'io' se non è risolta dal rapporto con l'altro") ... e le ultime due vignette dell'ultima pagina 98 ve le risparmio per la nausea da questo abuso aforistico da operetta

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Come detto prima anche la dinamica narrativa dei fatti nella seconda metà non consiste di nulla, e quel poco che mette in atto non manca di coprirsi in parte di ridicolo per le movenze: ad un certo punto d'emblée Dylan (p.63) dice di aver capito tutto e che bisogna buttarsi nella pozza, salvo fare un tuffo bucante nell'acqua perché poi avrà bisogno di una secondo round di snorkeling (p. 78) nei miasmi di Trevor, stavolta sostenendo di aver DAVVERO capito cosa serve prima del tuffo. Repetita juvant, cileccam juventus... stamo Allegri. Che poi che menghiam doveva ancora capirci, dopo che Trevor s'era confessato (anche a livello figurativo) già per una ventina di pagine, e mancava solo il tassello del
modus moriendi dai suoi ricordi... che gran sorpresone ad effetto shock, altroché ?!
Uao: basta questo a far saltare tutto in pratica (pp.84-86) nel buco nerissimo d'idee anemiche, con la baracca psicometa-dimensionale che viene giù di botto a seguito di cotale scottante rivelazione, ed il colpo di mano (morta) è servito in tavola per risolvere tutto in quattro e quattr'otto - diviso due, sempre quattro fa, per il livello della duplice trama qui.
E sipario sulla gita nella terra funesta, poco
fun molto
esta(-tteaccasa, piuttosto che imbarcarti in avventurette simili)
