CONTIENE SPOILER
Posto questo commento per due motivi.
Primo: la mia amica, quella che mi ha salvato i Dylan dal macero quando ero depressa, è piombata in camera mia stanotte, ululandomi, con il numero 338 in mano: “ Miii…sapessi che succede in Dylan Dog sto numero..!!! “ Si merita una lezione, essendo una di quei 20.000 acquirenti in più, attratta come una falena dalla sfavillante luce del baraccone bonelliano, che contiene, però, trappole per i gonzi. Essendo lei gonza ma fondamentalmente buona, e frequentatrice ma non iscritta del forum, si beccherà sta stroncatura, finendo con il piangere seduta sulla tazza del cesso.
Secondo: essendo il mio ultimo Dylan, mi mancava non metterci becco. Ho commentato tutto o quasi, quindi sta storia merita una disanima, sebbene mi fossi inutilmente promessa il silenzio. Ma si sa, non so resistere ad alcuna tentazione.
Terzo, con non è un motivo ma una goduria personale, mi piace far incazzare chi non mi sopporta, quindi chi si leggerà sto commento, avrà un aumento di pressione arteriosa.
Escludo la copertina e i disegni, tanto sono buona la prima e ottimi i secondi, il resto è una lunghissima ed estenuata salsa ripetuta e risaputa, esageratamente tamarra in alcune scene e nel contesto generale, probabilmente per via dell’incipit del supervisore. Ma se la tamaraggine era, ed è, in modo preoccupante, nell’aria da diverso tempo, la delusione per lo spessore della storia deriva da chi l’ha scritta. Ovvero sua santità Paola I, esimia scrittrice di molti capolavori dylaniati, ma che sin dalla sua prima apparizione, ha via via palesato un difettuccio che invece di limarsi ha preso ad aumentare in modo esponenziale: una logorrea straripante, eccessiva, estenuante. Ne “Il Crollo” quella serie infinita di parole, discorsi, verbi, soggetti, complementi, analisi logiche e del periodo, aveva avuto un apice che, speravo, fosse difficile da eguagliare. Invece nel 338 ( il titolo, scusate, è impronunciabile…) ve n’è un surplus, una portata aggiunta, un carico da undici che sarà difficile dimenticare. Le pagine finali, tutte quelle che vanno da pag. 97 a 110, sono uno spigone clamoroso. Ben orchestrato, elevato da parole e concetti nobili, ma tanto spiegone, da far cadere certe sacche epidermiche contenenti ghiandole, a terra, con rimbalzo. Ma l’onda era iniziata pure prima, quando la simpaticissima non morta ( eufemismo…è talmente antipatica e saccente da uscire direttamente dal trono di opinionista di Uomini & Donne…) spara a mitraglia sul perché e sul percome si sia rasoiata la carotide. Il pretesto del suo suicidio è meno valido del mio, sebbene possegga la valenza di un gesto feroce ( ma splatter no, scusate…Chiaverotti le avrebbe fatto mettere la testa di ca….che si ritrova nel frullatore, tanto per dire…), sarebbe credibile come omicidio come il 740 di Berlusconi. Ovvi i motivi, primo fra tutti il rasoio nelle delicate manine della suddetta, ma a Paola si perdona tutto da tanto tempo, indi sorvoliamo. L’espediente della falce utilizzata a mo di mazza da baseball dal ( c’era una volta..) indagatore dell’incubo, è un punto bassissimo che uccide l’albo rendendolo insufficiente e banale, atto alla lettura di un infante di 3 anni. Cose simili le leggevo su Paperino, il Paperino attuale non quello di Barks ci mancherebbe. La Morte è utilizzata in modo noioso e ripetitivo da numeri e numeri, ma qui si tocca un punto infimo, aberrante. Ci mancava di vederla con il quartino di vino davanti, le carte per lo scopone scientifico, il berretto a scacchi in crapa ed eravamo davvero apposto. Una pena narrativa infinita, che fa cascare le braccia. E atterriamo infine sulla vera, clamorosa, criminale falla che affonda il 338 come il Titanic: la vicenda di Bloch. Perché un numero che chiude un capitolo della vita di un personaggio, che ne apre un altro, che ad ogni conto dovrebbe occuparsi di Bloch nello specifico, deve assomigliare alla mia amica precedentemente nominata, che prende l’autostrada per andarsene a Venezia, tornare indietro e arrivare a Pero, quando imboccando la tangenziale ci impiegherebbe…che so…4 ore in meno ? Insomma si usa un evento per costruirci sopra tutt’altro e manco per sbaglio che sto tutt’altro è interessante. Un giro di cose che con la pensione di Bloch non c’entrano assolutamente nulla insomma, e nemmeno cose nuove sono. I morti che non riescono a crepare si son già visti, da poco fra l’altro, ed è già stato detto. Semmai stupisce che a cucinarci gli avanzi del numero prima sia Paola Barbato, ma l’assolvo per via del discorso che mi faccio da sola, come i matti che devono andare dallo psicologo, o gli ignavi che non fila nessuno. Pensiero che si è insidiato dal 300 in avanti, o forse pure da prima, direi dal 200 addirittura, sebbene esistano poi albi che l’avevano anestetizzato. Tutto ciò è stato semmai rafforzato da questo numero, per fortuna l’ultimo della serie regolare che acquisterò: Dylan come fumetto ha detto tutto. Quello che doveva dire e fare. Basta. Si ripete avvitandosi su se stesso come un elica, infinitamente. Non per nulla il solo personaggio che sia uscito bene, che sia risultato interessante in questa tragedia, è Jenkins. Lo è perché di Jenkins non si è mai saputo niente, se non che è un ebete, un adorabile idiota. Punto. Qui ci viene mostrata qualcosa in più della sua esistenza, del suo legame con l’ispettore, si prova un brivido per il suo infarto…si prova qualcosa.. Cioè si è costruito qualcosa di spessore da un personaggio di contorno, utilizzato raramente, che non è stato inflazionato dalla ruggine narrativa che incrosta Dylan Dog da eoni ormai. Di Bloch, del suo rapporto con Dylan, della sua solitudine che poteva ( poteva e doveva, mannaggia la miseria zozza…) esser presente qui ? Nulla di nulla. Solo qualche frase buttata lì, e adios a tutto e tutti. Il ripescare cose stranote, senza averne la forza evocativa, è desolante. Il dialogo fra la rasoiata e Dylan, con tanto di doppio bacio erotico ( ? ) è la fotografia di questo numero: Morgana/Lillie che bacia Dylan, senza alcuna profondità, andando a ripescare un passato impossibile da gestire. Perché quello lo Scriveva, con la maiuscola, Sclavi. Questo lo scrive Paola, che ha già fallito o quasi negli albi di collante ( a me il 200 non era spiaciuto del tutto, sempre meglio del ventennale…) e questa roba di 112 pagine ( incapaci di contenere tanta logorrea che tracima come il Bisagno a Genova..) ne è la agghiacciante conferma. Quindi sto numero piace alla ggente come la mia amica, che di Dylan sa una fava beata, che lo reputa un detective che impugna la colt 44 e ammazza zombie e vampiri, spupazzandosi le fighe di turno con sprezzo del pericolo di Aids e via discorrendo. Piace a gente che pende dalle labbra di sua maestà RR, senza chiedersi che cosa sia diventato Dylan Dog, ormai. Che si arrovella su due non morti credendo abbiano un ruolo futuro ( e anche se l’avessero non cambierebbe nulla…proprio nulla sullo spessore della vicenda, del fumetto, del personaggio…)
Una pena e una tristezza infinita. Se Dio vuole, l’ultima.
La Strega.
_________________ " Il locale è triste e sta sempre qua ! "
" Dylan Dog è arrivato allo scontrino fiscale "
Oriana Fallaci ti amo.
Ultima modifica di dogamy il gio ott 30, 2014 12:00 pm, modificato 1 volta in totale.
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