Quello che non ho mai capito è perché questa storia, ambientata ad agosto, sia uscita a fine gennaio.

Emergenza? casualità? Precisa volontà? Quello che è certo è che trattasi di albo partorito nello stesso brodo primordiale del #1. E' ancora il Dylan "Bond" dell'esordio, sicuro, deciso (si dichiara impaurito ma non lo dimostra), eroe, in lotta contro un' importante multinazionale, financo giustiziere (mai più lo vedremo così se non per motivi personali). In quest'ottica vanno viste la barca e il punto di ritrovo segreto a Piccadilly Circus. Quello che stona davvero se mai sono la camicia a maniche corte del nostro (inguardabile

) e la reazione da uomo virile-geloso-villoso nei confronti di Groucho, del tutto ingiustificata poi visto che Vivien è poco meno di un'avventuretta, neanche degna di apparire nel proseguio dell'albo malgrado il suo marginale coinvolgimento nella vicenda.
La spy story è intrecciata a doppio filo col modello romeriano della "Città verrà distrutta all'alba", precursore, insieme ai suoi zombi, dell'invasione di pellicole epidemiche tornate in voga nell'ultimo decennio a partire da "28 giorni dopo". Su tutto aleggia l'ombra di Xabaras. Spacca la sequenza dell'incursione degli uccisori alla festa dell'alta società. Cameo di Dario Argento.
Pensavo di votare "buono", ma alla fine il ditino mi è scivolato sull'ottimo, vuoi per l'esordio dell'irresistibile Lord Wells, vuoi per la buonissima prova di Dell'Uomo (che ci regala un magnifico tour londinese tra i più completi della serie), vuoi per la fascinosa copertina di Villa con gli uccisori affetti da itterizia, vuoi per l'inevitabile effetto nostalgia.