Mi ha lasciato perplesso, questa storia. E non poco, a dire la verità. Così perplesso che temo di non riuscire a fare un commento ordinato, come invece vorrei.
SPOILER probabili
A proposito di disordine, parto dai disegni, che mi hanno dato un'ottima impressione (per me conta molto l'impressione nel disegno), almeno fino a che non vengono fatti primi piani di Dylan. Oddio, ci sono quasi rimasto male: reduce da un Montanari&Grassani, questo mi sembrava un dipinto di Van gogh! Un po' freddo e sempre imbronciato, forse anche a causa del fatto che è stata la prima storia di Tacconi. Tutto il resto, invece, magistrale, Groucho perfetto!! Quando leggerò un altro Tacconi, potrò dare un giudizio più approfondito.
Anche la storia mi ha lasciato stranito: un continuo alternarsi da una parte di calma piatta e perfezione pubblicitaria, di voluta apatia dei personaggi e vuotezza dei dialoghi, dall'altra di situazioni forti a base di violente e cruente pulsioni erotiche che si scatenano all'improvviso. Le scene alla fabbrica sono quasi da melodramma (atipiche per DD) e la macelleria di corpi umani, o la putrefazione del padrone della fabbrica quasi non fanno effetto in quanto tali, perché sempre anticipati o soppiantati da dialoghi perfetti ed esemplari. Ecco, potrei forse dire che il dialogo ha la meglio sul disegno, in questa parte dell'albo.
Poi c'è il finale della vicenda "stepford", con il personaggio di Tay, del quale si scopre il passato eufemisticamente burrascoso e depravato, e il personaggio della madre Joan, che uno vede apparire e si chiede cosa diavolo ci faccia lì. Poi ricorda della somma ingente versata alla fabbrica e fa 1+1. Molto veloce, forse avrei preferito una storia più lunga, tipo speciale, in cui si approfondiva il passato di questi due personaggio.
Scorre via veloce anche perché c'è da sistemare la vicenda Dylan-Rachel, per la quale il lettore prova certamente più simpatia, nel senso letterale di compartecipazione di sentimenti. Il finale è un finale noir, se me lo permettete, l'eroe cupo e solitario, stoico nella sua decisione di eliminarsi dalla vita della donna (donna? macchina? macchina in cui si risvegliano i sentimenti umani, mettiamola così) amata, ma anche lui un po' "automatizzato" nei comportamenti. Ebbene sì, una prima lettura mi ha dato un po' l'idea che Dylan fosse anche lui un po' automatico, che agisse nel finale quasi sotto l'influsso di qualcosa di più grande, della Storia, o del Fato. Ma forse vado troppo oltre con le elucubrazioni.
Certo è che non ho capito che relazione ci sia tra la realtà e Stepford, Murray, la fabbrica, gli automi. Il colloquio con Bloch lascia presupporre che siano invenzioni della mente, oppure che tutto venga insabbiato in nome di un futuro radioso e automatizzato, il ritorno di Dylan a Stepford invece sembra spingere verso un incubo reale, circoscritto al quartiere periferico e dipendente dagli esperimenti di Murray.
Forse è volutamente ambiguo, forse sono io che non ho colto, forse è fortemente citazionistico e bisogna conoscere Blade runner meglio della mia unica visione anni or sono per comprenderlo.
Beh... Boh

Magari qualcuno riesce a rimettere ordine ai miei pensieri sparsi.
Ah, il titolo non mi ha entusiasmato: in fondo protagonista dell'albo non è il rasoio di Tay, quanto più il mondo degli automi. Ma questo poco importa, in realtà
