<b>Le morti bianche</b>
S
P
O
I
L
E
R
Innanzitutto integro alcune osservazioni già avanzate da altri:
<b>Dr. Hicks</b>: esatto il rimando a <i>Il quarto stato</i> di Pelizza Da Volpedo a p. 94, però nella vignetta immediatamente precedente, la quarta, ci ho visto anche un rimando alla copertina dell'albo <i>Morgana</i>. Se la cosa fosse vera, e voluta, secondo me l'operazione assumerebbe un bel significato: nella quarta vignetta gli operai che fanno da sfondo sarebbero un corrispettivo degli zombi che si vedono sulla copertina, mentre con la quinta vignetta e l'allargamento del campo visivo, gli operai, da morti viventi (elemento richiamato anche nella storia), diventano individui consapevoli che lottano per la propria vita.
<b>Cyber Dylan</b>: Effettivamente anche a me è venuto da pensare a <i>I peccatori di Hellborn</i>, soprattutto per l'antropomorfismo del carcere/fabbrica; però c'è da dire che in quella storia l'elemento assumeva ben altra valenza e qualità, mentre qui secondo me diventa il punto più debole del racconto, perché resta in superficie, soltanto come spiegazione finale e non come elemento portante.
<b>simone</b>: giusta anche l'intuizione sui cognomi degli autori Marvel, ma ti sei fermato troppo presto. Tutti i personaggi hanno il cognome di un autore Marvel: non solo Loeb e Straczynski, ma anche [Brian] Bendis (ormai punta di diamante della casa editrice e che in Italia possiamo leggere di questi tempi sulle pagine di <i>Secret Invasion</i>, fra le altre cose), [Brian] Vaughan (co-autore di <i>Y: the last man</i> e impegnato in numerosi progetti Marvel), [Walt] Simonson (anche lui impegnato in una miriade di collaborazioni), ma <i>last but not least</i> [Martin] Goodman (fondatore di quella che in séguito sarebbe diventata la stessa Marvel Comics).
Vista l'ultima notazione su Goodman, allora si potrebbe istituire un parallelismo fra la Formake e la "Casa delle idee", dove la seconda diverrebbe emblema dell'industria del fumetto, che si ricicla e si autofagocita prendendosi le vite di sceneggiatori zombi, ormai morti dentro. Ahahahahah, anche qui, se fosse una cosa vera, e voluta, la trovata sarebbe molto carina.
Per il resto reputo questa storia la migliore di questo Maxi, per la sua onestà (adesso ci vuole) operaia, per alcuni spunti molto interessanti e per la misura nel non voler strafare (fondamentale difetto che, in modi diversi, mette una tara sui lavori di Enna e Bilotta). Forse aggiungerò qualche altra parola in un altro momento, ma per me la prova di Gualdoni davvero è una storia di Dylan Dog così come la vorrei-me l'aspetterei.
EDIT: dimenticavo l'ovvio riferimento al racconto di King "Il compressore", contenuto nella raccolta <i>A volte ritornano</i>, ma credo che in questo caso il rimando riguardi maggiormente la sua trasposizione cinematografica, <i>The Mangler</i>, con Robert Englund.