Visto che in pratica almeno un terzo del racconto è puro Sclavi (la storia del mostro delle fogne, che riesce a essere commovente e repellente al massimo grado e nello stesso tempo -il bambinone che mangia il vermone è certamente una delle scene che più mi hanno colpito in tutta la serie), viene da pensare che il suo nome dovesse figurare almeno come co-sceneggiatore, nel tamburino, ed è ragionevole chiedersi se le sue impronte si trovino anche nelle altre pagine. Come nell'incipit, ad esempio, che per quanto mi riguarda è un esempio da manuale di sceneggiatura fumettistica: il ritmo e la tensione articolati attraverso le inquadrature, il montaggio, le espressioni... e zero parole, in pratica (solo un urlo).
Di Castelli c'è sicuramente molto altro, però: qualche piccolo difetto/svarione (Bloch che usa l'espressione "habeas corpus" in maniera errata a pag. 23 -per almeno quindici anni, ogni volta che la incontravo, pensavo significasse quello che diceva lui, e non capivo cosa diavolo c'entrasse con quello che stavo leggendo-, o il fatto che un motel nel quale è appena stato (brutalmente) ucciso l'unico gestore non sia stato già chiuso dalla polizia, e vi sia rimasta ancora una cliente, per quanto scozzese), ma anche e soprattutto moltissimi pregi.
Innanzitutto, la capacità di comprendere perfettamente gli schemi e gli stilemi del personaggio e della testata, evidente sia nello strepitoso Bloch gongolante a colloquio con il Dylan immobilizzato, sia nello scatenato Groucho che impazza sia in casa che nel motel -a questo proposito, fondamentale e straordinariamente illuminante l'articoletto dello stesso Castelli intitolato "Perché leggo malvolentieri Dylan Dog", pubblicato su una sorta di catalogo edito dalla SBE e dalla Glamour International Production nel 1990, e che spero sia stato riproposto da qualche altra parte. E poi c'è una caratteristica molto mystèriana: la scelta di ambientare la vicenda nelle vicinanze di un'area industriale, desolata, malsana, indice di un valido lavoro di ricerca e della capacità di trovare location insolite e suggestive, che di per sé stesse diventano protagoniste della storia (non viene esplicitato, ma la mutazione del mostro potrebbe essere legata anche agli scarichi industriali che evidentemente si riversano nelle fogne in cui vive, alla TMNT -o "The Toxic Avenger", se siete più orientati verso il trash). A ripensarci, credo che le potenzialità paesaggistiche dell'Inghilterra non siano state sfruttate come e quanto meritavano, nell'arco della serie: al di fuori di Londra, ci si è spostati un po' tra le campagne e alcuni paesini "pittoreschi", ma poco altro.
Roi rasenta la perfezione (anche se le espressioni di Dylan a pag. 13 sono un po' troppo rilassate, per uno che è stato praticamente sequestrato in casa da una squilibrata), in particolare nella parentesi "autoriale" (nel senso che è più vicina, come notato, al fumetto d'autore che a quello serial/popolare) del racconto del mostro, per la quale credo non sia blasfemo scomodare il nome di Dino Battaglia.
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