Cravenroad7

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MessaggioInviato: dom ago 01, 2004 1:25 pm 
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Iscritto il: mer lug 16, 2003 2:10 pm
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<BLOCKQUOTE id=quote><font size=1 face="Verdana, Arial, Helvetica" id=quote>quote:<hr height=1 noshade id=quote>
Per Johnny Freak o Il lungo addio, oppure Finché morte non vi separi trovo, invece, che sono tra gli "esperimenti" sclaviani che hanno dato maggior spessore all'opera di Sclavi.
<hr height=1 noshade id=quote></BLOCKQUOTE id=quote></font id=quote><font face="Verdana, Arial, Helvetica" size=2 id=quote>
si certo... infatti sono di Marcheselli...

-------------------------
"Non importa che tu vinca o perda.... purchè tu vinca!!" Vince Lombardi, coach dei Green Bay Packers, campioni NFL 1967 e 1968


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MessaggioInviato: dom ago 01, 2004 3:03 pm 
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Località: Corpo a Taranto, cuore a Bari...
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Ad esempio, sia Johnny Freak che Finchè Morte finiscono su una nota disperata, estrema, strappalacrime. Il Lungo Addio ha un finale sì melanconico, ma dimesso, ci si trova a dover fare i conti con una ridda di emozioni, che sono però tutte molto sottili. La tristezza è la predominante, ma non solo.

Invece le altre due storie non suscitano emozioni complesse, non si va più in là di "che schifo la guerra che divide gli amori" o "il povero Johnny è così sfigato e buono che perdona il fratello malvagio".
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Tutto il contrario da parte mia. Finché qualcuno difenderà "Il lungo addio" a discapito di altri capolavori, avrò sempre da replicare. Gli albi 81 e 121 vanno ben oltre la trama che raccontano, insegnano qualcosa (o almeno ci provano nel loro piccolo, fiduciosi della voglia del lettore di capire qualcosa della vita tra le fantasie di un "Cervello di Killex" e di una "Quinta stagione"...)... sono albi capaci di diventare amici del lettore, senza che le emozioni della 1^ lettura svaniscano dopo 10 o 20 riletture; il n? 74 invece è e rimane una storia che insegna solo a trattare male i coetanei adolescenti, perché solo così si ottiene qualcosa in più di semplice compagnia da qualcuno dell'altro sesso che ci piace, è una soppressione sfrenata della timidezza e della sensibilità altrui, ad esaltazione delle bravate, della trasgressione e della spacconeria.

_,.-'?'-.,_,.-'?'-.,_,.-'?'-.,

"Le persone sono come le parole dei romanzi e delle poesie... In sè non sono niente... Hanno un senso e diventano belle solo quando si mettono bene insieme"


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MessaggioInviato: dom ago 01, 2004 9:16 pm 
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Iscritto il: mer lug 14, 2004 8:44 pm
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Per Johnny Freak o Il lungo addio, oppure Finché morte non vi separi trovo, invece, che sono tra gli "esperimenti" sclaviani che hanno dato maggior spessore all'opera di Sclavi.
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si certo... infatti sono di Marcheselli...

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"Non importa che tu vinca o perda.... purchè tu vinca!!" Vince Lombardi, coach dei Green Bay Packers, campioni NFL 1967 e 1968
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solo i soggetti


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MessaggioInviato: dom ago 01, 2004 11:26 pm 
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Iscritto il: sab lug 03, 2004 10:42 pm
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Ecco, grazie Dora,
evidentemente "devo" sempre andare a puntualizzare per evitare che qualcuno non infili il coltello nella piaga.
I soggetti sono in collaborazione con Sclavi. Quindi se Johnny Dark intendeva demolire tutto quanto, io posso soltanto rispondergli che è giusto che si faccia.
Probabilmente se ho confuso così memorabilmente i due autori, che hanno spesso lavorato in coppia, devo essere proprio inaffidabile e incapace di scrivere qualcosa di sensato.
Mah... sono un po' deluso da certe riflessioni.
Se qualcuno allora le cose le sa meglio e sa spiegare meglio che lo faccia, così "mi illumino d'immenso" e comprendo finalmente ciò che maneggio da 18 anni di tempo, non ti età. 18 anni sprecati.
Evviva le opere di Marcheselli che hanno dato spessore a Dylan Dog.


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MessaggioInviato: lun ago 02, 2004 12:38 am 
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Iscritto il: lun lug 07, 2003 6:56 pm
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beh, mi intrufolo nella discussione <img src=icon_smile_big.gif border=0 align=middle>

IL PROGETTO a me è paiciuto TANTISSIMO!!! una storia fuori da comune, paranoide, schizofrenica, eppoi quel finale!! grandissimo!!

"il lungo addio", "finche morte non vi separi", "johnny freak" meritano un discorso a parte e tra di loro sono diversissimi... quando si parla de "il lungo addio" secondo me gas sbagli l'approccio all'albo... chi l'ha detto che un albo di un fumetto ci deve insegnare qualcosa? il lungo addio non insegna niente: il rapporto tra dd e marina non ha lo scopo di dire: <<ecco vedi, dyd si è comportato cosi e ha sbagliato, tu non lo fare>>, lo scopo primario è rappresentare cosa è davvero un amore giovanile: ognuno di noi penso abbia passato una situazione simile, ed è proprio questo che lo rende speciale, proprio perche molto vicino ad ognuno di noi <img src=icon_smile_wink.gif border=0 align=middle>

_____
Un monaco disse al maestro zen: "Se viene un povero cosa bisogna dargli?" "Non gli manca niente" rispose... con l'argilla fabbrichiamo un vaso, ma è il vuoto all'interno ciò che ci serve....
_____


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MessaggioInviato: lun ago 02, 2004 8:05 am 
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Iscritto il: gio ago 21, 2003 11:17 am
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<BLOCKQUOTE id=quote><font size=1 face="Verdana, Arial, Helvetica" id=quote>quote:<hr height=1 noshade id=quote>
Ecco, grazie Dora,
evidentemente "devo" sempre andare a puntualizzare per evitare che qualcuno non infili il coltello nella piaga.
I soggetti sono in collaborazione con Sclavi. Quindi se Johnny Dark intendeva demolire tutto quanto, io posso soltanto rispondergli che è giusto che si faccia.
Probabilmente se ho confuso così memorabilmente i due autori, che hanno spesso lavorato in coppia, devo essere proprio inaffidabile e incapace di scrivere qualcosa di sensato.
Mah... sono un po' deluso da certe riflessioni.
Se qualcuno allora le cose le sa meglio e sa spiegare meglio che lo faccia, così "mi illumino d'immenso" e comprendo finalmente ciò che maneggio da 18 anni di tempo, non ti età. 18 anni sprecati.
Evviva le opere di Marcheselli che hanno dato spessore a Dylan Dog.
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I due soggetti sono di Marcheselli (e almeno ufficialmente non vi è collaborazione al soggetto), e questo è un semplice dato di fatto. L'impronta di Sclavi la si rintraccia, potente, nelle sceneggiature: emotivamente intense e, per mia impressione, sofferte a livello personale da Sclavi.

Certo, Johnny Freak è una storia ad elevato tasso di buonismo, e non pochi detrattori la stroncano sulla base dell'elementarità e rozzezza dei sentimenti evocati: lacrima troppo facile. Eppure anche questa è una lettura, a mio avviso, troppo facile, e influenzata dalle troppe, pessime storie in fotocopia di JF che sono seguite al capostipite nel tentativo di replicarne il successo. Io credo che la scrittura di Sclavi sia riuscita ad andare oltre il livello di patetismo elementare del soggetto, che è evidente, rendendone possibile una lettura lirica. Non vedo sperimentalismi in JF, vedo però qualcosa di non meno positivo e interessante: una storia di semplicità limpida fino alla banalità vivificata dal grado di partecipazione emotiva del suo autore (della sceneggiatura, intendo), che vi si spende a livello personale.

V.


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MessaggioInviato: lun ago 02, 2004 8:12 am 
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Iscritto il: gio ago 21, 2003 11:17 am
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<BLOCKQUOTE id=quote><font size=1 face="Verdana, Arial, Helvetica" id=quote>quote:<hr height=1 noshade id=quote>
(...) chi l'ha detto che un albo di un fumetto ci deve insegnare qualcosa?
<hr height=1 noshade id=quote></BLOCKQUOTE id=quote></font id=quote><font face="Verdana, Arial, Helvetica" size=2 id=quote>

Sacrosanto. Nelle mani di autori non eccelsi l'intento didascalico diventa anzi una vera iattura.

"Il lungo addio" è una storia da leggere per il piacere delle emozioni che sa regalare; per la memoria ed il sogno, di cui si nutre e che ci offre. Dal soggetto, ancora una volta di Marcheselli - feconda collaborazione la loro - Sclavi ricava una storia realmente poetica, e molto meno tenue nei sentimenti di quanto appaia.

V.


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MessaggioInviato: lun ago 02, 2004 12:16 pm 
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grazie Vincenzo, mi risparmi la risposta sui soggetti.
e come precisazione per coloro che si sentissero perseguitati dal sottoscritto ricordo che da mesi sul forum si sottolinea che le migliori storie di dyd siano di Marcheselli

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MessaggioInviato: lun ago 02, 2004 1:10 pm 
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<BLOCKQUOTE id=quote><font size=1 face="Verdana, Arial, Helvetica" id=quote>quote:<hr height=1 noshade id=quote>
grazie Vincenzo, mi risparmi la risposta sui soggetti.
e come precisazione per coloro che si sentissero perseguitati dal sottoscritto ricordo che da mesi sul forum si sottolinea che le migliori storie di dyd siano di Marcheselli
<hr height=1 noshade id=quote></BLOCKQUOTE id=quote></font id=quote><font face="Verdana, Arial, Helvetica" size=2 id=quote>

Secondo me l'apporto di Mauro Marcheselli ai <b>soggetti</b> è stato importante per ridare slancio a Sclavi in un periodo di minor vena nell'ideazione delle storie. Credo che come sceneggiatore lo Sclavi del periodo più felice di Dylan Dog abbia pochi pari al mondo; mentre è nel creare l'ossatura delle storie che ha mostrato sempre una relativa debolezza, le sue storie sono spesso esili o hanno qualche falla logica. Neppure, Sclavi riesce a penetrare nei personaggi di altri autori - nei sogni ed incubi di altri autori - sufficientemente da saper cogliere lo spirito di questi personaggi: lo si vede in modo esemplare, IMO, nella lunga saga zagoriana di "Incubi!", forse la più bella e profonda storia di Zagor, e scritta magistralmente, ma paradossalmente la meno rispondente di tutte al personaggio, che non potendone uscire rifondato ne esce tradito. Ma tutto questo è poco importante, perchè il suo valore è dato dalla qualità unica di una scrittura capace di sondare e raggiungere i livelli più profondi e nascosti dell'emotività di ciascuno di noi, e di farlo con uno stile elegante. Sclavi è uno scrittore <i>poetico</i>, e i suoi racconti nascono da un corto circuito della ragione attraverso il quale si insinuano la paura, il sentimento, il disagio.

Se dovessi scegliere... diciamo cinque sue opere, credo che sarebbero queste:

<img src="http://theloma.free.fr/imagesbd/Micheluzzi/2876950642.jpg" border=0>

<img src="http://www.sergiobonellieditore.it/dylan/archivio_arretrati_scheda_albo/cop/dyl0019.jpg" border=0>

<img src="http://www.sergiobonellieditore.it/zagor/archivio_arretrati_scheda_albo/cop/zag0275.jpg" border=0>
e seguenti

<img src="http://www.sergiobonellieditore.it/dylan/archivio_arretrati_scheda_albo/cop/sp_dyl0002.jpg" border=0>

<img src="http://www.sergiobonellieditore.it/zagor/archivio_arretrati_scheda_albo/cop/cc_zag0006.jpg" border=0>

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MessaggioInviato: lun ago 02, 2004 3:51 pm 
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roy mann è uscito anche in USA?
non lo sapevo.


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MessaggioInviato: lun ago 02, 2004 6:11 pm 
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<BLOCKQUOTE id=quote><font size=1 face="Verdana, Arial, Helvetica" id=quote>quote:<hr height=1 noshade id=quote>

roy mann è uscito anche in USA?
non lo sapevo.
<hr height=1 noshade id=quote></BLOCKQUOTE id=quote></font id=quote><font face="Verdana, Arial, Helvetica" size=2 id=quote>

Non so se sia stato pubblicato negli States: Comics USA è il nome dell'editore.

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MessaggioInviato: lun ago 02, 2004 10:22 pm 
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non lo sapevo, ho l'edizione della comic art

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MessaggioInviato: lun ago 02, 2004 10:40 pm 
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l fatto che JF non venga considerato un "esperimento", secondo me, è un errore. Così come Il lungo addio.
Il problema sperimentale è semplicemente ridotto al fatto che da Dylan non ci si sarebbe aspettati una storia che spezzasse così di netto la serie, che cogliesse in modo del tutto atipico il senso del fascino nascosto del fumetto.
Se queste storie le avete lette al tempo in cui sono uscite, seguendo regolarmente la serie ( e qui s'intende lo stile che ci si aspettava ) "troncano di netto" quanto in un fumetto considerato Horror all'inizio, o paranoico, fosse considerato il tema di fondo di Dylan.
Gli "esperimenti" dell'autore sono quelli che hanno "infranto" anche il gioco seriale del fumetto.


Riguardo a Marcheselli, non ho mai dubitato delle sue capacità, né ho sottovalutato la sua influenza. Ma, per me, quella si chiama collaborazione. Che l'uno abbia fatto il soggetto e l'altro la sceneggiatura, questo non detrae affatto il merito di Sclavi, il quale, credo, alla fin fine, sia stato sempre lui a dare il via all'esperimento. Il fumetto ormai era già suo. Quindi, divisione di compiti io la chiamo collaborazione. E se un soggetto è scadente, lo sceneggiatore lo può rendere sublime, quindi trovo inutile stabilire linee di demarcazione per altro inutili. Collaborazione. E Sclavi ha dato il meglio in questo frangente.
"Esperimento" significa anche CACCIA ALLE STREGHE, L'ULTIMO UOMO SULLA TERRA. Esperimento significa "interrompere" la serie con un albo "di serie", ma che contempla un tema "fuori-tema".

Io, personalmente, trovo che il lungo addio, a prescindere dalla concezione di fondo che presenta, intendesse soltanto sondare le debolezze adolescenziali dello stesso Dylan, e , quindi, farlo sembrare incerto, timido ecc. proprio come uno di noi. Se quella situazione ha colpito GAS io credo che, in un certo senso, vada presa la distanza giusta. La storia intendeva mettere in luce le difficoltà adolescenziali con l'altro sesso e le illusioni di quell'età. IL LUNGO ADDIO non insegna qualcosa, ma RAPPRESENTA qualcosa. Sclavi ha spesso RAPPRESENTATO non per voler propinare con forza qualche sua idea, ma per dare la possibilità al lettore di "vedere".
Con JF, invece, senza più fronzoli, apre uno squarcio su un tipo di realtà. La realtà nuda e cruda. E qui io vedo un significato che va al di là della semplice rappresentazione. Anzi, direi che qui Sclavi voleva dare un SIGNIFICATO nudo e crudo più che una semplice rappresentazione.

Senti JD, io non mi sento perseguitato, ti ho soltanto manifestato il mio punto di vista. Il dato di fatto che il soggetto sia di Marcheselli lo sapevo bene, ma forse volevo intendere qualcos'altro quando ho detto "opere di Sclavi". Se uno segue la serie dall'inizio non sta a sottilizzare su questo o quello, ma sa direttamente che cosa si vuol dire. Senza Sclavi quel soggetto non avrebbe mai visto la luce nella serie. E penso che nessun autore avrebbe osato tanto, senza il nullaosta di Sclavi . Quindi, ripeto, per me è collaborazione.
Infatti a me non piace scindere soggetto e sceneggiatura e giudicare separatamente l'una e l'altra. In questo modo perdo la visione generale e il significato di fondo.
Se l'apporto di Marcheselli è stato fondamentale, non credo lo fosse da meno quello di Sclavi che ha creato l'atmosfera propizia per dar sfoggio a determinati soggetti e sceneggiature.





Edited by - triss on 08/02/2004 22:44:57


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MessaggioInviato: mar ago 03, 2004 8:35 am 
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<BLOCKQUOTE id=quote><font size=1 face="Verdana, Arial, Helvetica" id=quote>quote:<hr height=1 noshade id=quote>
Il fatto che JF non venga considerato un "esperimento", secondo me, è un errore. Così come Il lungo addio.
Il problema sperimentale è semplicemente ridotto al fatto che da Dylan non ci si sarebbe aspettati una storia che spezzasse così di netto la serie, che cogliesse in modo del tutto atipico il senso del fascino nascosto del fumetto.
<hr height=1 noshade id=quote></BLOCKQUOTE id=quote></font id=quote><font face="Verdana, Arial, Helvetica" size=2 id=quote>

Non vedo la storia come atipica (e quindi sperimentale), anzi direi che sia la più tipica di uno dei grandi filoni del DD sclaviano, quello che indaga e mette a nudo l'assoluta mostruosità della normalità. E' uno dei temi principali della serie, analizzato in molti modi, e direi discenda in modo diretto dal disagio di Sclavi. JF arriva probabilmente in un momento di picco di questo rapporto disturbato con la vita, e ne viene fuori una storia che porta alle estreme conseguenze di stile e contenuto il risultato artistico della sua sofferenza. E', se mai, in questo senso, una storia riassuntiva.

<BLOCKQUOTE id=quote><font size=1 face="Verdana, Arial, Helvetica" id=quote>quote:<hr height=1 noshade id=quote>
Se queste storie le avete lette al tempo in cui sono uscite, seguendo regolarmente la serie ( e qui s'intende lo stile che ci si aspettava ) "troncano di netto" quanto in un fumetto considerato Horror all'inizio, o paranoico, fosse considerato il tema di fondo di Dylan.
<hr height=1 noshade id=quote></BLOCKQUOTE id=quote></font id=quote><font face="Verdana, Arial, Helvetica" size=2 id=quote>

Nel momento in cui esce JF (ma anche "Il lungo addio") è già da tempo che è chiaro che Dylan non si esaurisce nell'horror o nella paranoia.

Il tema di JF non è certo nuovo nella serie, ma in JF raggiunge una potenza narrativa mai più ritrovata (e anzi molto spesso banalizzata in seguito).

<BLOCKQUOTE id=quote><font size=1 face="Verdana, Arial, Helvetica" id=quote>quote:<hr height=1 noshade id=quote>
Gli "esperimenti" dell'autore sono quelli che hanno "infranto" anche il gioco seriale del fumetto.
<hr height=1 noshade id=quote></BLOCKQUOTE id=quote></font id=quote><font face="Verdana, Arial, Helvetica" size=2 id=quote>

Che intendi per "infrangere"?

<BLOCKQUOTE id=quote><font size=1 face="Verdana, Arial, Helvetica" id=quote>quote:<hr height=1 noshade id=quote>
Riguardo a Marcheselli, non ho mai dubitato delle sue capacità, né ho sottovalutato la sua influenza. Ma, per me, quella si chiama collaborazione. Che l'uno abbia fatto il soggetto e l'altro la sceneggiatura, questo non detrae affatto il merito di Sclavi, il quale, credo, alla fin fine, sia stato sempre lui a dare il via all'esperimento. Il fumetto ormai era già suo. Quindi, divisione di compiti io la chiamo collaborazione.
<hr height=1 noshade id=quote></BLOCKQUOTE id=quote></font id=quote><font face="Verdana, Arial, Helvetica" size=2 id=quote>

Certo, ma non cambia la sostanza dei fatti.

<BLOCKQUOTE id=quote><font size=1 face="Verdana, Arial, Helvetica" id=quote>quote:<hr height=1 noshade id=quote> E se un soggetto è scadente, lo sceneggiatore lo può rendere sublime, quindi trovo inutile stabilire linee di demarcazione per altro inutili. Collaborazione. E Sclavi ha dato il meglio in questo frangente.
<hr height=1 noshade id=quote></BLOCKQUOTE id=quote></font id=quote><font face="Verdana, Arial, Helvetica" size=2 id=quote>

La ritengo una delle sue storie più intense. Anche se ha avuto frutti nefasti, perchè troppe volte si è cercato di replicarla senza mai riuscirvi (come era prevedibile).

<BLOCKQUOTE id=quote><font size=1 face="Verdana, Arial, Helvetica" id=quote>quote:<hr height=1 noshade id=quote>
Infatti a me non piace scindere soggetto e sceneggiatura e giudicare separatamente l'una e l'altra. In questo modo perdo la visione generale e il significato di fondo.<hr height=1 noshade id=quote></BLOCKQUOTE id=quote></font id=quote><font face="Verdana, Arial, Helvetica" size=2 id=quote>

La visione generale è la sintesi che si può compiere sulla base dell'analisi dei vari elementi.

La storia è il tutt'uno e dà il significato di fondo (qualora vi sia, non è detto che debba esservi). All'interno della storia è ragionevole e fruttuoso ricercare le singole componenti nel loro rapportarsi ed influenzarsi, poi il giudizio sarà sul complessivo.

<BLOCKQUOTE id=quote><font size=1 face="Verdana, Arial, Helvetica" id=quote>quote:<hr height=1 noshade id=quote>
Se l'apporto di Marcheselli è stato fondamentale, non credo lo fosse da meno quello di Sclavi che ha creato l'atmosfera propizia per dar sfoggio a determinati soggetti e sceneggiature.
<hr height=1 noshade id=quote></BLOCKQUOTE id=quote></font id=quote><font face="Verdana, Arial, Helvetica" size=2 id=quote>

La loro collaborazione (qui il termine ci sta bene <img src=icon_smile.gif border=0 align=middle>) ha dato ottimi risultati.

V.


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MessaggioInviato: mar ago 03, 2004 2:41 pm 
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<BLOCKQUOTE id=quote><font size=1 face="Verdana, Arial, Helvetica" id=quote>quote:<hr height=1 noshade id=quote>
l fatto che JF non venga considerato un "esperimento", secondo me, è un errore. Così come Il lungo addio.
<hr height=1 noshade id=quote></BLOCKQUOTE id=quote></font id=quote><font face="Verdana, Arial, Helvetica" size=2 id=quote>

Non sono d'accordo, anzi io le considero due tra le storie + rappresentative della serie.
Per quanto riguarda Johnny Freak ti rimando ad un post di Paola in cui spiegava come in quell'albo ci fosse tutta la controversa psicologia di Dylan Dog, per quanto riguarda Il lungo addio invece lo considero una rappresentazione fantastica\onirica di una adoloscenza irrisolta in cui nascono e crescono i primi mostri che dyd dovrà affrontare successivamente. Sclavi ha affrontato innumerevoli volte questa adolescenza irrisolta nel difficile e ambivalente rapporto di dyd con le donne, ma con Il lungo addio lo ha fatto in maniera più esplicità proiettando il personaggio nella sua adolescenza.



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